Vallombrosa
Un rifugio per l’anima tra foreste millenarie
Vallombrosa è una località nel comune di Reggello in grado di soddisfare svariati interessi: da quelli naturalistici, a quelli storico artistici, ricreativi ed anche spirituali.
È un connubio tra l’insediamento monastico e la foresta che nei secoli è stata plasmata dall’attività dei monaci vallombrosani. Situata sul versante ovest del Pratomagno, Vallombrosa ha iniziato ad attrarre il turismo tra l’800 e il ‘900. I principali motivi di interesse sono l’abbazia, la riserva naturale e gli arboreti.
L’abbazia di Vallombrosa
L’abbazia e la congregazione di Vallombrosa furono fondate nell’XI secolo dal Giovanni Gualberto. Citata per la prima volta in un documento del 1037, l’abbazia nel corso del medioevo accumulò numerosi possedimenti e la sua congregazione si espanse nell’Italia centro settentrionale ed in Sardegna.
L’elegante e severo complesso si presenta nell’aspetto del rifacimento seicentesco, giunto dopo una serie di fasi costruttive protrattasi dal Medioevo fino alla ristrutturazione barocca.
La chiesa
Consacrata nel 1038, la chiesa fu ricostruita in stile romanico nel XIII secolo; in quell’occasione venne eretto anche il campanile. La facciata è stata successivamente rifatta nel 1644 quando è stato aggiunto un portico. L’interno della chiesa è a croce latina ed è arricchito da numerosi affreschi e tele.
Il monastero
Avviato nell’XI secolo, il monastero fu ampliato una prima volta nel XIII secolo ed una seconda nel XV. Risalgono alla metà del Quattrocento numerosi ambienti come il chiostro principale (modificato poi nel 1753), l’aula capitolare, il refettorio e parte della cucina monumentale. Nel XVII secolo furono ricostruiti il noviziato e la sacrestia.
La Foresta di Vallombrosa
È formata da abetine di abeti bianchi, impiantati nei secoli dai monaci, miste a faggi, castagni e pini larici. Nel 1977 la foresta è stata classificata come riserva naturale biogenetica.
L’abbazia rappresenta il cuore della foresta ed intorno ad essa sorgono numerose cappelle, tabernacoli e croci legate agli episodi della storia del monastero. Alcune di queste opere sorgono lungo la “Scalinata del Calvario” che conduce dall’abbazia al “Paradisino“, un luogo presso il quale un tempo si ritiravano i monaci eremiti.
Assolutamente degni di interesse sono gli arboreti. Si tratta di importanti collezioni di alberi che comprendono sia specie indigene che esotiche.